A volte qualcuno chiede cosa accade in un quotidiano, come si lavora, entro quando inviare le notizie e le foto, ecc. Prendo quindi alcuni momenti di vita nel quotidiano, nei miei primi tempi di giornalista...quindi molti anni addietro...oggi, con le tecnologie, alcuni metodi però sono cambiati.
Da Il SecoloXIX:
1) Andare in macchina: si dice del giornale pronto per la stampa. Esempio: “Il giornale stava per andare in macchina quando è giunta un’ultim’ora da inserire in prima pagina”. Si dice: “giornale in macchina” quando tutte le pagine sono state “montate” sui cilindri della rotativa.
2) Chiusura: è la fase cruciale del lavoro in redazione e in sala montaggio. Si dice “il giornale è in chiusura, questa notizia va in ribattuta”, per indicare l’opportunità di non interrompere il lavoro e di rinviare l’inserimento della notizia alla seconda edizione; oppure “siamo in chiusura, questa notizia la mettiamo in corsa”, in questo caso la notizia viene inserita generalmente in prima pagina, dopo aver dato l’alt alla rotativa (ovvio che per fare questa operazione deve trattarsi di un fatto importante: nazionale o locale.)
3) Dichiarazione: nota (o commento) rilasciata ufficialmente: in genere si pubblica tra virgolette per attribuirne la responsabilità al suo autore. Si dice che “il giornalista ha falsato la mia dichiarazione” quando il testo pubblicato “interpreta” quanto detto dall’autore. Molte volte la formula della smentita nasconde la verità: cioè il giornalista ha detto il vero ma l’autore preferisce fare marcia indietro per non compromettersi.
4) Gabbia: definisce l’insieme testo-titoli di una rubrica (tv, cinema, oroscopo, borse, ecc.) ad altezze fisse. Anche le “gabbie” sono programmate col computer per rendere possibile la videoimpaginazione.
5) Giro: definisce i compiti di lavoro di un cronista; il “giro di bianca” comprende il Comune, la Provincia, la Prefettura, la Camera di Commercio, i sindacati ecc.; il “giro di nera” la Questura, i Carabinieri, l’ospedale, i commissariati, i vigili del fuoco, il Tribunale ecc.
6) Guardia: definisce il turno (in redazione e in tipografia) addetto alla “chiusura” e al controllo delle ultime notizie. In particolari occasioni protrae l’orario di lavoro oltre la “chiusura” del giornale, pronto a “ribattere” se giungono importanti notizie.
7) Incastro: è un testo composto a parte da inserire poi nel contesto di un articolo. Termine nato con la composizione a caldo (testo a incastro sono due parti distinte e l’inserimento viene effettuato durante l’impaginazione) rimasto in uso anche in fotocomposizione: ora però l’incastro viene inserito direttamente nel testo con il video terminale e l’articolo quindi “esce” già completo, senza bisogno di ulteriori interventi.
8) Licenziare: in gergo, definisce l’ordine di invio della pagina (ormai montata e corretta) alla pressa per fare il flano e quindi la lastra. Il termine è nato con la composizione a piombo; l’ordine viene dato dal “correttore in piombo” cioè dal tipografo che “manualmente” sostituisce le righe di testo sbagliate con quelle ricomposte dal linotipista. Si usa anche ora in fotocomposizione; ma l’ordine viene dato dal redattore capo dopo aver controllato il “bozzone”. Si dice “l’edizione è stata licenziata alle ore 1 e 30”.
9) Passare: è l’operazione che il redattore svolge per “redigere” una notizia, cioè un testo, destinato alla pubblicazione; con il sistema editoriale integrato rientra tra le sue operazioni di editino.
10) Pesce: classico errore nella composizione di un testo da parte del linotipista o del tastierista (consiste nel “salto” di una intera frase) L’errore è difficilmente rilevabile anche da parte dei correttori in quanto, il più delle volte, il discorso “fila” egualmente.
11) Proto: è il responsabile tecnico-organizzativo della tipografia. Si dice “errore del proto” per qualsiasi errore nella stampa, in pratica anche per quelli commessi dai giornalisti.
12) Ribattuta: l’operazione per inserire, a edizione chiusa e a giornale in stampa, una nuova e importante notizia.
13) Ultim’ora: la notizia inserita all’ultimo momento sul giornale. Se si riferisce a un servizio già in pagina si mette, di solito, “a galleggiare” nel testo: molte volte l’”ultim’ora” contraddice quanto descritto precedentemente nel servizio.
Mi auguro che quanto sopra può interessare a qualcuno che vorrà intraprendere la professione di giornalista, iniziando dalla gavetta cioè lavorando in un quotidiano o per un'agenzia di stampa.
Cordialmente
Federico Mattaliano
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